Colestasi gravidica: tutto quello che c’è da sapere

Scopri le cause della colestasi gravidica, i sintomi da non ignorare, come si diagnostica e quali trattamenti e consigli pratici adottare per la salute della mamma e del bambino

Che cos’è la colestasi gravidica

  • ​La colestasi gravidica, nota anche come colestasi intraepatica della gravidanza o colestasi ostetrica, è una condizione che può insorgere nel secondo o terzo trimestre e riguarda il rallentamento o la cessazione del flusso della bile a causa di una disfunzione del fegato. Questo fenomeno comporta un accumulo di acidi biliari nel sangue durante la gravidanza.

    L’incidenza della colestasi gravidica in Italia è di circa l’0,5-1,5% e, pur essendo una condizione relativamente rara, merita attenzione per i possibili effetti sul benessere del feto. La diagnosi precoce e il monitoraggio medico costante permettono però di gestirla efficacemente, riducendo i rischi e garantendo una gravidanza sicura fino al parto.

    Con una corretta gestione clinica e uno stile di vita equilibrato, nella maggior parte dei casi la situazione si risolve positivamente dopo il parto, solitamente entro 4-6 settimane, con la scomparsa dei sintomi e il ritorno alla normalità dei valori epatici. 

Colestasi gravidica: cause e fattori di rischio

  • ​Le cause riconosciute della colestasi gravidica coinvolgono l’interazione tra predisposizione genetica, assetto ormonale della gestazione e cofattori ambientali e nutrizionali che influenzano la secrezione e il deflusso della bile.

    In particolare, l’aumento di estrogeni e progesterone nelle fasi avanzate della gravidanza può modulare il funzionamento dei trasportatori biliari delle cellule epatiche, favorendo la stasi della bile e l’accumulo di acidi biliari nel sangue. Questo effetto ormonale è più marcato quando la stimolazione ormonale è elevata, per questo motivo la colestasi gravidica si verifica più frequentemente nelle gravidanze gemellari o quando la gestazione è ottenuta tramite fecondazione in vitro.

    Sul piano della predisposizione, la storia personale o familiare gioca un ruolo importante. Aver già sperimentato colestasi in una precedente gravidanza aumenta la probabilità di recidiva, e avere parenti di primo grado (madri o sorelle) con lo stesso disturbo segnala una base genetica che può ridurre la tolleranza epatica alle variazioni ormonali che si verificano durante la gravidanza. Rientra tra i fattori di rischio anche l’aver manifestato colestasi in passato, ad esempio durante l’uso di contraccettivi ormonali.

    La salute epatica pregressa è un ulteriore fattore di rischio. Pregresse malattie del fegato o condizioni che ne hanno coinvolto la funzionalità epatica possono rendere l’organo più suscettibile agli stimoli ormonali della gravidanza. Contano, inoltre, l’età superiore ai 35 anni e il profilo nutrizionale. In particolare,alcuni studi hanno associato la carenza di selenio a una maggiore predisposizione alla colestasi in gravidanza. 

Sintomi della colestasi gravidica

  • ​I sintomi della colestasi gravidica possono manifestarsi in modo graduale, ma il segnale più caratteristico e precoce è il prurito intenso verso la fine della gravidanza, localizzato inizialmente su palmi delle mani e piante dei piedi e spesso più acuto durante la notte.

    Questo disturbo può estendersi progressivamente ad altre aree del corpo, rendendo difficile il riposo e causando notevole disagio. Il prurito deriva dall’accumulo di sali biliari nel sangue, che irritano le terminazioni nervose cutanee. Tuttavia, la colestasi gravidica può manifestarsi anche senza prurito, sebbene questo sia il sintomo più comune.

    Con il passare dei giorni, possono comparire altri segni legati all’alterazione del normale metabolismo epatico. Tra questi ci sono le urine scure e le feci chiare o grigiastre. In alcuni casi, può manifestarsi ittero, con colorazione giallastra della pelle e delle sclere degli occhi.

    Altri sintomi possibili includono nausea, affaticamento, inappetenza, senso di malessere generale e dolori al fianco destro nella parte alta, in corrispondenza del fegato. Sebbene non sempre compaiano tutti insieme, questi segnali meritano attenzione. Riferire tempestivamente i sintomi al ginecologo è fondamentale per una diagnosi precoce.

Colestasi gravidica: complicazioni e rischi per la mamma e per il feto

  • ​I rischi e le complicazioni associati alla colestasi gravidica sono legati principalmente all’aumento dei livelli di acidi biliari nel sangue, che possono avere effetti sia sulla madre che sul feto.

    Nella donna, la colestasi gravidica può alterare temporaneamente il metabolismo dei grassi e delle vitamine liposolubili, in particolare della vitamina K, fondamentale per la corretta coagulazione del sangue. In rari casi, ciò può comportare una maggiore tendenza al sanguinamento o aumentare il rischio di un'emorragia post-parto.

    Per quanto riguarda il feto, l’aumento degli acidi biliari materni rappresenta il principale fattore di rischio. Queste sostanze possono attraversare la placenta e interferire con l’equilibrio metabolico del bambino, aumentando la probabilità di parto prematuro o disturbi respiratori e cardiaci.

    In alcuni casi, si possono verificare anomalie del ritmo cardiaco fetale o la presenza di meconio (prime feci prodotte dal feto) nel liquido amniotico, che può causare difficoltà respiratorie dopo la nascita. In rari casi può verificarsi anossia fetale acuta, cioè la mancanza di ossigeno al feto,che può portare a morte intrauterina. 

Diagnosi e trattamento della colestasi gravidica

  • ​La diagnosi di colestasi gravidica si basa su una valutazione clinica accurata e su specifici esami di laboratorio.

    Il ginecologo, durante la Visita Ginecologica di routine, può sospettare la condizione in gravidanza in presenza dei sintomi caratteristici della colestasi gravidica riferiti dal paziente, e disporre un approfondimento diagnostico. La raccolta dell’anamnesi è fondamentale: il medico analizza eventuali pregressi disturbi epatici, la storia familiare e l’andamento dei sintomi.

    Gli Esami del Sangue rappresentano lo strumento principale per confermare la diagnosi. Si misurano i livelli di acidi biliari, che risultano superiori a 10 micromoli/dl in presenza di colestasi, e si valutano i parametri di funzionalità epatica come Transaminasi (ALT e AST), gamma GT e bilirubina. Un aumento di questi valori, combinato con la sintomatologia tipica, permette di formulare una diagnosi precisa e di stabilire il grado di severità della condizione.

    Il trattamento di riferimento prevede una terapia a base di acido ursodesossicolico (UDCA), un acido biliare naturale in grado di migliorare la funzionalità epatica e ridurre la concentrazione degli acidi biliari in gravidanza. Sebbene gli studi clinici mostrino risultati variabili, il farmaco resta la terapia di prima scelta per alleviare i sintomi e proteggere il feto.

    Spesso viene prescritto anche un periodico ecodoppler arterioso ombelicale per monitorare la salute del feto. Un aspetto essenziale nella gestione della colestasi gravidica riguarda la tempistica del parto, che viene stabilita in base ai livelli di acidi biliari. Valori superiori a 100 µmol/L richiedono di solito un’induzione intorno alla 36ª settimana, mentre per livelli inferiori la consegna è raccomandata tra la 36ª e la 39ª settimana.

Cosa mangiare con la colestasi gravidica e come prevenirla

  • ​La prevenzione della colestasi gravidica si basa su un’attenta gestione della salute epatica e su uno stile di vita equilibrato che contribuisca a sostenere la funzionalità del fegato durante la gravidanza. Sebbene non sempre sia possibile evitarne la comparsa, soprattutto in presenza di predisposizione genetica o fattori ormonali, è comunque possibile ridurre il rischio adottando alcune buone abitudini alimentari e comportamentali.

    Una dieta corretta svolge un ruolo centrale nel supportare il fegato, l’organo più coinvolto nella colestasi gravidica. Le donne che presentano la patologia o che presentano fattori di rischio e desiderano prevenirla, dovrebbero preferire cotture leggere e digeribili, come il vapore, la griglia o il lesso, evitando la frittura e le preparazioni troppo elaborate, che rallentano la digestione e appesantiscono il fegato. È consigliabile anche ridurre il consumo di zuccheri raffinati, grassi saturi e alimenti industriali, privilegiando invece prodotti freschi e di origine naturale.

    La dieta ideale in caso di colestasi gravidica deve prevedere carni magre come vitello, coniglio, bovino adulto o cavallo, e pesci bianchi facilmente digeribili come sogliola, orata, trota, spigola o rombo. I formaggi freschi possono essere consumati con moderazione mentre i latticini stagionati andrebbero limitati per il loro alto contenuto di grassi. Tra i condimenti, l’olio extravergine di oliva rappresenta la scelta migliore, purché utilizzato con moderazione, per beneficiare delle sue proprietà antiossidanti senza sovraccaricare il fegato.

    È utile inoltre aumentare l’apporto di frutta e verdura fresche, preferendo quelle di stagione, che favoriscono l’eliminazione delle tossine e forniscono vitamine e minerali essenziali. Gli alimenti ricchi di selenio, come noci del Brasile, pesce azzurro e patate ricche in selenio, possono offrire un supporto aggiuntivo alla funzione epatica, in quanto questo oligoelemento contribuisce alla protezione delle cellule del fegato dallo stress ossidativo.

    Oltre alla dieta, la prevenzione della colestasi gravidica passa anche per alcune semplici attenzioni quotidiane come mantenere un’adeguata idratazione, evitare categoricamente l’assunzione di alcol e limitare il consumo di farmaci epatotossici se non strettamente prescritti dal medico. Anche il controllo periodico della funzionalità epatica durante la gravidanza è uno strumento prezioso per intercettare eventuali alterazioni precocemente.

    Con la giusta attenzione e il monitoraggio specialistico, è possibile mantenere sotto controllo la condizione e vivere una gestazione serena, tutelando la salute del fegato della madre e il benessere del bambino.

Contenuti approvati dal Comitato Editoriale.
Data ultimo aggiornamento: 2021-05-18
Le informazioni presentate hanno natura generale, sono pubblicate con scopo divulgativo per un pubblico generico e non sostituiscono il rapporto tra paziente e medico.

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